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La
vitiligine e’ una patologia cronica in cui vari fattori (eventi
psico-emozionali importanti, ustioni, traumatismi cutanei) possono
provocare la distruzione dei melanociti cutanei ed extracutanei in
soggetti predisposti geneticamente. E’ caratterizzata da chiazze cutanee
acromiche (bianche) che, in base alla loro distribuzione ed estensione,
permettono di distinguere una vitiligine localizzata e una
generalizzata.
La
prima colpisce solo una regione corporea, in maniera focale (con sede
casuale) oppure segmentale, se vi e’ l’interessamento di uno o piu’
dermatomeri.
La
seconda e’ ulteriormente classificata in :
-vitiligine acrofacciale (viso, soprattutto le aree periorifiziali, ed
estremita’ distale degli arti
-vitiligine volgare (lesioni multiple, soprattutto su aree fotoesposte,
regioni periorifiziali, pieghe, areola mammaria, genitali esterni)
-vitiligine universale (quasi totalita’ della cute)
La
vitiligine interessa lo 0,5-2% della popolazione mondiale; talvolta può
essere associata a malattie autoimmunitarie, come disturbi tiroidei,
diabete giovanile, malattie di Addison, alopecia areata. Il suo decorso
e’ alquanto imprevedibile.
I protocolli terapeutici variano a seconda del quadro clinico,
dell’estensione della malattia, del fototipo del soggetto. La cute del
volto risponde meglio di altre aree come mani e piedi e i fototipi
scuri, in genere, hanno risultati migliori. Nelle forme localizzate si
utilizzano corticosteroidi e/o tacrolimus per uso topico, soprattutto su
chiazze di recente insorgenza; inoltre e’ molto utile la Targeted
phototherapy. Si ricorre ai corticosteroidi sistemici solo in casi di
forme eruttive, a rapida insorgenza, per tentare di arrestare la
progressione della malattia.
Il
cardine del trattamento e’ sicuramente la fototerapia.
Per
molti anni la PUVA terapia, che consiste nel far esporre il paziente,
dopo circa 2 ore dall’assunzione orale di psoraleni, ad una sorgnete di
UVA, e’ stata la modalita’ terapeutica piu’ utilizzata. Attualmente
viene preferita la fototerapia con UVB a banda stretta, che prevede
tempi di esposizione piu’ brevi, non e’ preceduta dall’assunzione di
psoraleni e fornisce risultati piu’ soddisfacenti, con minori effetti
collaterali. La PUVA, anche quella topica, con gli psoraleni,opportunamente
diluiti, applicati 30 min. prima della fotoesposizione, verra’
utilizzata solo nei casi che non hanno risposto agli UVB 311. Sulla
vitiligine di piccole aree preferiamo un’unita’ di fototerapia che
emette UVA, UVB a banda larga, UVB NB,a d una potenza nettamente
superiore rispetto ai dispositivi total body, con un manipolo che
ricopre una superficie di max 2 cm2. Con questa modalità verranno
trattate solo le aree coinvolte dalla patologia, anche quelle non
raggiunte dalla fototerapia tradizionale (per es. palpebre, genitali),
risparmiando la cute sana. Infine, in casi rigorosamente selezionati,
soprattutto su chiazze stabili da almeno 2 anni, puo’ essere tentata una
terapia chirurgica.
La cute
da trattare viene disepitelizzata con il laser CO2 e successivamente
viene ricoperta :
-da autoinnesti prelevati da aree normopigmentate mediante punch da 1-2 mm
-oppure da 5-Fluorouracile topico
-oppure da graft di epidermide autologa ottenuta da metodiche colturali |