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1)
Sezione
clinico-diagnostica
A) Visita tricologica
-Esame
obiettivo del cuoio capelluto per verificare la presenza di
diradamenti, patologie infiammatorie, aree cicatriziali, forfora, tumori,etc..
-Anamnesi = valutazione della storia familiare, di patologie pregresse o
in corso, dell’uso di farmaci, delle abitudini alimentari. Richiesta di
esami di laboratorio o strumentali (se necessario).
-Foto, eseguite su tutto l’insieme del capo, da varie angolazioni
-Pull test = si fanno scorrere le dita fra i capelli delle varie regioni
del capillizio e si tira dolcemente. E’ positivo se ad ogni passaggio
rimangono piu’ di 5-6 capelli fra le dita.
Consente di porre una diagnosi di effluvium telogen, in caso di
positività del test su tutto il capo o di confermare un’alopecia
androgenetica , se positivo solo sulle aree parietali e sul vertex.
B) Esami strumentali
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-Esame
microscopico = consente di porre diagnosi di capelli spezzati (in genere
da danni cosmetici,da malformazioni del fusto, da tricotillomania) o di
tinea (infezione fungina).
-Wash test = consiste nella conta e nell’analisi qualitativa dei capelli
caduti con il lavaggio e raccolti dal paziente, dopo aver lavato la testa
in un lavabo (e’ ovviamente necessario porre una garza sullo scarico).
Il paziente non deve aver lavato il capo da almeno 4-5 giorni.
Consente di :
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Quantificare la caduta, soprattutto nei casi di effluvio;
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Sala Operatoria
con macchinari per chirurgia estetica
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Differenziare talvolta tra effluvium telogen cronico ed alopecia
androgenetica in alcune donne (quantificando la percentuale di capelli
corti e sottili, cioè miniaturizzati, tipici dell’alopecia androgenetica);
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Monitorare nel tempo la calvizie.
-Tricogramma = si estraggono con una pinza emostatica , in due regioni
del capo (quella parietale e quella occipitale) , da 50 a 70 capelli e si
osservano al microscopio.
L’esame consente di effettuare la formula pilare, cioè il rapporto
anagen/telogen, ma anche di valutare la qualità dei capelli e la
percentuale di quelli miniaturizzati.
-Biopsia
= é un piccolo intervento chirurgico, in anestesia
locale, effettuato con bisturi circolari (punch) di 4-6 mm di diametro.
Oltre a permettere la diagnosi in caso di alopecia cicatriziali (liche, lupus, etc.)
e di neoformazioni benigne e maligne, essa consente, in genere, di dirimere
controversie in casi dubbi di alopecie androgenetiche, effluvi, alopecie
areate, tricotillomania.
2)
Terapia
medica
-Prescrizione di terapia medica, per via sistemica (finasteride e altri
antiandrogeni, estroprogestinici, corticosteroidi, integratori di
Vitamine ed elettroliti) e per via topica (cortisonici, ormoni,
ditranolo).
-Veicolazione transdermica (senza aghi) di terapie farmacologiche
(allopatiche o omeopatiche), attraverso l’idroelettroforesi,
(
Vedi scheda )
in genere 1-2
volte alla settimana, nelle alopecie, soprattutto androgenetiche.
Con questa metodica i principi attivi vengono veicolati verso i tessuti
sottostanti utilizzando correnti a bassa frequenza, capaci di
trasportare molecole senza effetti collaterali.
Questo dispositivo può essere utilizzato anche nella terapia della pefs
( “cellulite”) e di numerose affezioni dolorose dei distretti
osteoarticolare e muscolotendineo (profondità d’azione fino a 10 cm).
-Puva terapia topica nella terapia dell’alopecia areata, con un
interessamento del cuoio capelluto > del 50%.
Consiste nell’applicazione, sulle aree alopeciche, di uno psoralene (in
genere l’8-metossipsoralene) in crema allo 0,1%-0,15% e nella successiva
irradiazione con uva.
Vengono eseguite 2-3 sedute alla settimana, in giorni non
consecutivi, mantenendo un lieve eritema cutaneo, e si procede fino ad una
dose totale massima di uva (circa 500 j/cm2).
Si dichiara inefficace se dopo 30-40 sedute non si osserva alcuna
ricrescita.
E’ controindicata nei bambini e nei fototipi chiari.
-Immunoterapia topica nell’alopecia areata con un interessamento del
cuoio capelluto > al 50%.
Il paziente viene sensibilizzato ad un agente chimico di laboratorio,
non mutageno, assente dall’ambiente naturale e lavorativo e non reattivo
con altre sostanze.
In genere utilizzo il sadbe (dibutilestere dell’acido squarico).
Dopo 2-3 settimane inizia il trattamento, con sedute settimanali in
ambulatorio per almeno 6 mesi fino ad un massimo di 3 anni.
Ad ogni seduta verrà somministrata la sostanza in forma liquida, sulle
aree da trattare, con una concentrazione variabile a seconda delle
reazioni della cute.
Nell’alopecia areata subtotale o totale si tratta per circa 3 mesi
Metà dello scalpo; in caso di ricrescita pilare si tratterà anche
l’altra metà.
Vengono esclusi i soggetti con un’età inferiore ai 12 anni e le donne
gravide o che allattano.
Lo scopo della terapia e’ quello di indurre un lieve eritema (eczema da
contatto). Probabilmente agisce attraverso due meccanismi:
-Competizione antigenica tra l’antigene introdotto artificialmente e
quello sconosciuto causa della malattia, allo scopo di distrarre il
sistema immunitario da quest’ ultimo.
-Aumento progressivo di linfociti T suppressor che interferiscono in
maniera aspecifica nella reazione autoimmunitaria follicolare.
La percentuale di ricrescita pilare va dallo 0% al 70% con una media del
30%.
Sono possibili vari effetti collaterali, quali eczema, orticaria,linfoadenopatia
regionale, febbre, cefalea.
3)
Terapia
chirurgica della calvizie (Trapianti di capelli)
Le
tecniche tuttora utilizzate sulle forme stabili di alopecia
androgenetica o cicatriziale sono sostanzialmente due:
Le due
soluzioni non sono alternative ma piuttosto complementari e spesso i
risultati migliori si ottengono abbinandole.
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