Dottor Luigi speziali, Terapia fotodinamica per trattamento lesioni cutanee premaligne, come le cheratosi attiniche, e maligne, come i basaliomi superficiali e i Carcinomo spinocellulari in situ

 

   Fototerapia: TERAPIA FOTODINAMICA - altri metodi- DUALIGHT - UVB 311 NM (NBUVB)
 

TERAPIA FOTODINAMICA 

E’ una modalita’ terapeutica affascinante che prevede l’uso sequenziale di un prodotto sensibilizzante, somministrato localmente o per via sistemica, e di una sorgente di luce adatta ad attivarlo.

In presenza di tessuti contenenti Ossigeno avviene una reazione fotochimica, con grande produzione di radicali liberi dell’Ossigeno e conseguente morte cellulare.

La prima descrizione di questa reazione avvenne all’inizio del 20° secolo

Ma bisognò attendere il 1993 per ottenere l’approvazione legislativa, da parte di un Paese (Canada), per l’utilizzo di un fotosensibilizzante (porfimer sodico) nella terapia del Carcinoma esofaringeo.

In campo dermatologico solo negli ultimi anni sono stati effettuati numerosi lavori scientifici che hanno dimostrato come la PDT sia una forma di trattamento efficace di lesioni cutanee premaligne, come le cheratosi attiniche, e maligne, come i basaliomi superficiali e i Carcinomi spinocellulari in situ.

In pratica si applica sulle lesioni, dopo averle ripulite da eventuali crostosita’, una crema contenente l’acido 5-aminolevulinico, e lasciata in situ, in occlusione e protette dalla luce per circa 2 ore.

 


Studio attrezzato per Fototerapia

L’ALA non e’ un farmaco ma viene trasformato nei tessuti cutanei in Protoporfirina IX, il vero bersaglio della PDT.

Dopo circa 2 ore si rimuove la crema e si irradia la zona con una fonte di luce, blu o rossa, a seconda della tipologia della lesione, per circa 10’-20’.

Durante il trattamento, il paziente puo’ avvertire bruciore o dolore, in genere sopportabili; alla fine della seduta la cute appare eritematosa (come dopo una lieve ustione solare) e si procedera’ alla medicazione con un gel cicatrizzante.

Prima dell’irradiazione e’ importante valutare con una luce blu (luce di Wood) la   presenza di fluorescenza rossa sulla lesione, che indica l’avvenuta trasformazione dell’ALA in Protoporfirina IX;

dopo l’irradiazione, invece, la scomparsa della fluorescenza ci dimostrera’ che il trattamento ha avuto successo con l’estinzione della PPIX.

Nei giorni seguenti il paziente deve proteggere l’area trattata dai raggi UV, medicarla giornalmente fino alla caduta delle croste (circa 7 giorni) e tornerà al controllo dopo circa un mese per la valutazione dell’efficacia del trattamento.

La PDT puo’ essere ripetuta anche piu’ volte, senza rischio di tossicita’ per il paziente, poiche’ l’ALA non e’ un farmaco ma una molecola presente nelle nostre cellule e la sorgente di luce utilizzata non e’ un laser ne’ una luce UV, per cui non esistono controindicazioni.

L’originalita’ della PDT e’ la sua selettivita’. Infatti l’ALA, applicato a concentrazioni dal 5 al 20%, o il suo derivato (Metvix), vengono assorbiti piu’ rapidamente dal tessuto patologico rispetto a quello sano, a causa di un’alterata permeabilita’ cutanea e vengono convertiti piu’ velocemente a PPIX da cellule iperproliferanti, come quelle tumorali.

La PPIX, che e’ la vera sostanza sensibilizzante, in condizioni normali si trasforma lentamente in eme, dopo aver acquisito ferro; questa reazione esaurisce rapidamente il ferro intracellulare e in presenza di un continuo rifornimento di PPIX, come avviene nella PDT, la molecola fotosensibilizzante si accumula sempre di piu’; con l’esposizione alla luce la PPIX viene eccitata, si modifica e reagisce con l’ossigeno molecolare, portando alla formazione dei ROS(radicali liberi dell’ossigeno), soprattutto l’ossigeno singoletto.

Vengono colpiti sia le membrane cellulari che le strutture vascolari con conseguente morte cellulare selettiva (laddove era presente una maggiore concentrazione di PPIX).

Il campo di applicazione della PDT e’ piuttosto ampia.
Oltre alle indicazioni registrate con ALA metilato (MAL-PDT), cioe’ le cheratosi attiniche, i basaliomi superficiali e il morbo di Bowen, questo trattamento viene utilizzato nell’acne infiammatoria, nel fotodanneggiamento cronico (fotoaging), nei linfomi cutanei T (Micosi fungoide unilesionale), nelle micosi cutanee, nella psoriasi, nelle ulcere cutanee, nelle verruche recidivanti, nella sclerodermia cutanea.

 

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Last Update : 23-04-2010.      

Credits: P&P Project