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Autotrapianto
La tecnica chirurgica più eseguita e’ certamente
quella dell’autotrapianto. Essa si e’ evoluta dall’originale descrizione di
orentreich del trapianto ad isole, in cui il risultato estetico non era
sempre apprezzabile (“capelli a bambola”), all’odierna tecnica dei
micrografts. In pratica si effettua , con un bisturi a 2 o 3 lame,
un’incisione sulla regione occipitale del cuoio capelluto, ottenendo una
striscia di tessuto con una buona densità pilare. La ferita chirurgica
viene suturata accuratamente.
La striscia donatrice viene sezionata
meticolosamente , allo scopo di ricavare numerosi microinnesti, contenenti
in genere un’unita’ follicolare e talvolta anche un solo capello.
Successivamente sull’intera area ricevente vengono
praticate numerose incisioni, attraverso le quali verranno inseriti gli
innesti, ponendo attenzione al disegno naturale dell’inserzione frontale e
all’angolo di inclinazione dei capelli.
Gli innesti più sottili, anche monobulbari,
verranno collocati nelle linee anteriori, per un migliore risultato
estetico, mentre quelli più densi andranno a ripopolare le file
posteriori.
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E’ in definitiva una tecnica di ridistribuzione
dei capelli.
I capelli donatori sono geneticamente insensibili
agli androgeni, per cui una volta innestati in un’altra regione del cuoio
capelluto, conserveranno il loro patrimonio genetico (ed enzimatico) e non
subiranno il processo di miniaturizzazione.
I candidati a questa tecnica sono soprattutto
maschi di almeno 30 anni di età, con una calvizie stabilizzata e con una
buona densità follicolare in regione occipitale.
Possono essere eseguiti altri interventi di
autotrapianto a distanza di circa 4 mesi l’uno dall’altro.
Dopo ogni seduta viene applicato un bendaggio ,
rimosso dopo 24 ore. Si può lavare il capo dopo 4-5 giorni.
© Dottor Luigi Speziali |
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Sala operatoria
con macchinari
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